Airbnb accelera con l’AI e punta sempre di più agli hotel

Airbnb accelera con l’AI e punta sempre di più agli hotel

Airbnb sta cambiando. E non riguarda soltanto l’intelligenza artificiale.

La piattaforma nata e cresciuta come alternativa agli hotel sta ampliando progressivamente il proprio modello, con l’obiettivo di diventare un ecosistema più completo per il viaggio.

A raccontare questa trasformazione è Brian Chesky, CEO di Airbnb, che vede nell’AI uno dei principali acceleratori della nuova strategia.

I numeri del secondo trimestre 2026 mostrano intanto una crescita importante: le notti e i posti prenotati sulla piattaforma sono aumentati del 10%, mentre i ricavi sono cresciuti del 17%, raggiungendo 3,6 miliardi di dollari.

Secondo i dati riportati da Skift, nello stesso periodo Expedia Group ha registrato una crescita delle room nights del 6% e Booking Holdings del 5%.

Ma il dato interessante non è soltanto chi cresce di più.

È capire come sta cambiando Airbnb.

Airbnb vuole diventare una società AI-native

Brian Chesky sta spingendo Airbnb verso quello che definisce un modello sempre più “AI-native”.

L’intelligenza artificiale viene utilizzata non soltanto per migliorare l’esperienza dell’utente, ma anche per velocizzare il modo in cui l’azienda sviluppa nuovi prodotti. Un esempio è particolarmente significativo.

Per sviluppare alcune iniziative in passato potevano essere necessari diversi mesi. Secondo Chesky, il servizio di airport pickup è stato sviluppato in circa sei settimane, mentre per un precedente progetto legato al grocery erano serviti fino a nove mesi. Airbnb stima che l’utilizzo dell’AI abbia ridotto fino al 60% il tempo necessario per passare dall’idea al lancio di un prodotto.

Anche il customer service sta cambiando: l’AI avrebbe contribuito a ridurre i relativi costi del 16%L’intelligenza artificiale, quindi, non viene utilizzata semplicemente come chatbot da mostrare al cliente. Sta entrando nei processi interni dell’azienda.

Ed è probabilmente questo l’aspetto più interessante anche per il settore hospitality.

L’AI come strumento di efficienza, non come semplice novità

Quando parliamo di AI negli hotel, spesso l’attenzione finisce immediatamente sul rapporto con l’ospite. Chatbot, concierge virtuali, risposte automatiche alle recensioni o contenuti generati artificialmente.

Ma il caso Airbnb mostra un’applicazione potenzialmente più importante: utilizzare l’AI per aumentare la velocità dell’organizzazioneSviluppare prodotti più rapidamente, automatizzare attività ripetitive, migliorare il customer service e permettere alle persone di concentrarsi sulle decisioni che generano maggiore valore.

La stessa logica può essere applicata, con dimensioni completamente diverse, anche agli hotel.

Revenue management, distribuzione, marketing, analisi dei dati, comunicazione con gli ospiti e back office sono tutte aree nelle quali l’AI può ridurre attività manuali senza necessariamente sostituire le persone.

Airbnb entra sempre di più nel mercato degli hotel

C’è poi un secondo cambiamento da osservare.

Airbnb sta aumentando la presenza degli hotel boutique sulla propria piattaforma. La società ha aggiunto migliaia di boutique hotel in circa 20 città e, secondo quanto riportato da Skift, questo segmento starebbe crescendo a un ritmo circa tre volte superiore rispetto al business tradizionale delle case. È un passaggio strategico interessante.

Per anni Airbnb è stato considerato principalmente un competitor dell’hotellerie tradizionale. Ora vuole diventare anche un suo canale di distribuzione. Case, boutique hotel, esperienze, servizi e trasporti iniziano così a convivere all’interno dello stesso ecosistema.

L’obiettivo di Chesky sembra essere quello di trasformare Airbnb in una sorta di one-stop shop del viaggio.

Booking, Expedia e Airbnb stanno convergendo?

Le differenze tra le grandi piattaforme travel iniziano quindi a diventare meno nette.

Booking.com ha ampliato negli anni la propria offerta oltre gli hotel. Expedia costruisce pacchetti che combinano diverse componenti del viaggio. Airbnb, partita dalle case, sta entrando negli hotel e nei servizi.

Contemporaneamente tutte stanno investendo sull’intelligenza artificiale.

La competizione futura potrebbe quindi non essere semplicemente tra OTA e Airbnb.

Potrebbe essere tra ecosistemi capaci di accompagnare il viaggiatore dalla fase di ispirazione fino alla prenotazione e all’esperienza in destinazione.

Per gli hotel questo apre anche una domanda distributiva interessante.

Se Airbnb continuerà a crescere nell’hotellerie, dovrà essere considerato sempre di più come un vero canale OTA anche dalle strutture alberghiere?

E soprattutto: quale tipo di hotel potrà trovare domanda incrementale sulla piattaforma senza semplicemente spostare prenotazioni da un intermediario all’altro?

Cosa possiamo imparare dal caso Airbnb

Il punto più interessante non è stabilire se Airbnb supererà Booking o Expedia.

I dati di un trimestre non sono sufficienti per arrivare a una conclusione di questo tipo.

Il segnale da osservare è un altro: AI, distribuzione e prodotto stanno iniziando a convergere.

L’intelligenza artificiale permette alle grandi travel company di sviluppare servizi più rapidamente. Allo stesso tempo, queste piattaforme stanno cercando di presidiare una parte sempre più ampia del viaggio.

Per hotel e professionisti dell’hospitality significa osservare attentamente come cambiano gli intermediari, ma anche interrogarsi sui propri processi.

Dove l’AI può realmente farci lavorare meglio?

Airbnb diventerà un canale rilevante anche per gli hotel tradizionali?

E quanto controllo della relazione con l’ospite siamo disposti a lasciare a piattaforme che vogliono gestire sempre più momenti del viaggio?

Sono domande che nei prossimi anni diventeranno sempre più importanti.

Hospitality Talks – Lorenzo Schiavon

Sono Lorenzo Schiavon, professionista nel mondo hospitality con focus su Revenue Management, distribuzione OTA, hotel tech stack, digital marketing e trend del turismo.

Hospitality Talks è il mio progetto editoriale nato per condividere analisi, strumenti, dati e cambiamenti che stanno trasformando il settore, con particolare attenzione a revenue management, tecnologia, distribuzione e innovazione.

L’obiettivo è semplice: rendere questi temi più accessibili e aumentare la consapevolezza su come sta evolvendo il business dell’ospitalità.